giovedì 5 luglio 2012

Auto, salutiamo Sergio Pininfarina che le ha vestite per anni


Sergio Pininfarina s'è spento l'altra notte dopo una lunga agonia. Il grande designer e grande capitano d'industria, non s'era più ripreso dopo il prematuro addio del primogenito Andrea, strappato alla vita da un incidente stradale a 51 anni, il 7 agosto 2008. Sopravvivere ai figli è uno dei dolori più atroci. Per Torino – e non solo – si riapre così una ferita. Destino tragico e richiamo alla realtà: dopo gli Agnelli, un ulteriore distacco da quelle figure del capitalismo familiare dell'automotive che sta mutando geneticamente ormai da tempo sullo scacchiere globalizzato.
Sergio Pininfarina, nella sua casa vicino al Politecnico, è stato affiancato fino all'ultimo dalla moglie Giorgia, dai figli Paolo e Lorenza, dai nipoti. Un valore autentico, non solo esteriore, quello della famiglia: consultata in ogni occasione importante (anche quando l'Avvocato gli chiese di diventare presidente di Confindustria), ha saputo stringersi compatta dopo la scomparsa di Andrea. Merito indubbio della signora Giorgia, minuta ed energica donna di classe, sempre presente ai consigli di amministrazione in rappresentanza del marito, sempre lì.
Classe 1926 (avrebbe compiuto 86 anni il prossimo 8 settembre), Sergio Farina – Pininfarina dal 1961, per decreto del presidente Gronchi – ingegnere meccanico, alla scuola del padre "Pinin" è stato geniale carrozziere e abile industriale: una straordinaria passione artigianale per le carrozzerie diventata imperituro simbolo, ambasciatore del «made in Italy» nel mondo. «Noi amiamo l'auto in tutte le sue facciate», amava ripetere. Artista meticoloso, direttore generale dal 1960, ha saputo creare un'industria: progettando un Centro studi e ricerche (nel 1966), inaugurando la Galleria del vento (nel 1972, una delle poche esistenti al mondo), aprendo nuovi insediamenti (San Giorgio Canavese, Bairo, Cambiano, ora quartier generale), costruendo la holding finanziaria della capogruppo, fondando (nel 1986) la Pininfarina Extra (per tutto il design non automotive). Cavaliere del lavoro dal 1976, quattro lauree honoris causa: impegno in azienda, ma anche dedizione – vero civil servant di matrice liberale – per le associazioni degli industriali, nel Parlamento europeo (dal 1979 al 1988), nella delegazione italiana per la linea ferroviaria Torino-Lione. È stato inoltre presidente della Banca Crt e dell'Editrice La Stampa.
Come tutti i piemontesi, era un gran lavoratore. Metteva sotto (e parecchio) i collaboratori per preparare nei minimi dettagli le riunioni. Nel 1998, alla vigilia della nomina in viale dell'Astronomia, fece una lunga conversazione con l'amico Indro Montanelli. «Quando mi mandi le domande?». «Già fatto», gli rispose l'abile giornalista. «Domani non mi eleggono», confidò a un suo stretto collaboratore. Non fu così. A Roma, nel periodo della presidenza di Confindustria si presentava alle 7.45 del mattino e usciva a mezzanotte: un marziano per i ritmi della capitale. Volle tessere buoni rapporti con le rappresentanze sindacali, i frutti arrivarono.

Tratto da Il Sole 24 Ore

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